Pulpite: cos’è e come si diagnostica?

Questo post si pone di fronte ad un problema, la pulpite, che affligge moltissimi pazienti odontoiatrici in Italia. Poiché si tratta di una patologia largamente diffusa, è necessario essere ben informati sulle modalità con cui si presenta e delle tecniche diagnostiche. Nel mio studio di odontoiatria pediatrica e dell’adulto mi confronto ogni giorno con pazienti affetti da dolore, che si rivolgono a me con l’aspettativa e l’urgenza di esserne liberati al più presto.

Cos’è la pulpite

La pulpite è un processo infiammatorio della polpa dentaria che può presentarsi con decorso acuto o cronico e che nei casi più gravi può portare alla necrosi della polpa stessa con conseguente perdita della vitalità del dente.

Il primo passo per poter curare il paziente è quello, non sempre così semplice ed immediato, di diagnosticare la causa specifica del suo dolore perchè solo attraverso una terapia mirata si può controllare e far regredire in modo efficace un sintomo avverso.

Quando il paziente sofferente è un bambino, poi, effettuare quanto prima la diagnosi delle cause della sua pulpite è ancora più importante che in un paziente adulto poichè la soglia di sopportazione del dolore è in genere molto più bassa e spesso aggravata dal forte carico emotivo del genitore in apprensione che lo accompagna.

pulpite dentale cos'è

L’anamnesi è importante

Una attenta anamnesi della sintomatologia così come viene riferita dal paziente, unitamente ad un accurato esame clinico extra ed endoorale ed agli ausili strumentali a disposizione del professionista, come il test di vitalità pulpare, consente nella maggior parte dei casi di mettere in campo cognizioni precise, corrette e tempestive.

Nel descrivere il dolore pulpare i pazienti usano espressioni molto dettagliate del dolore che provano o hanno provato riferendolo spesso come acuto, lacerante, bruciante, a fitte, diffuso irradiato o localizzato. In verità è scientificamente riconosciuto che non esiste una particolare relazione tra le caratteristiche qualitative del dolore, almeno in parte influenzate dalla suscettibilità individuare, e lo stato “istopatologico” della polpa dentaria e che la maggior parte delle pulpiti è addirittura asintomatica.

Come si manifesta la pulpite

Molto importante invece il dato anamnestico del paziente circa le modalità di insorgenza del dolore pulpare: di solito il dolore pulsare acuto non insorge mai all’improvviso ma ha una storia di precedenti episodi spesso temporaneamente risolti con approccio farmacologico. Quella che infatti viene comunemente definita come pulpite acuta è in effetti la sintomatologia lancinante di una pulpite cronica riacutizzata.

Le infiammazioni della polpa che si manifestano attraverso una sintomatologia fortemente algida, quindi, sono quelle pulpiti croniche, parziali o totali, nelle quali si viene a creare una coesistenza di aree di necrosi pulpare all’interno di un contesto di polpa ancora vitale. In questi casi i dolori hanno la caratteristica di essere fortissimi, pulsanti, ingravescenti, resistenti agli antidolorifici, che si accentuano quando il paziente è sdraiato, che a volte regrediscono all’applicazione del freddo mentre quasi sempre peggiorano con il caldo.

pulpite

Reversibile o Irreversibile

Detto questo dal punto di vista terapeutico di fronte ad un quadro di forte dolore dentale dovuto a parziale necrosi della polpa bisogna solo stabilire se la pulpite è di tipo reversibile e quindi può essere trattata in modo conservativo preservando la vitalità del dente o se la degenerazione pulpare sia stata tale da essere irreversibile e rendere necessaria la devitalizzazione dello stesso.

Per fare diagnosi differenziale con altri dolori dentali o orofacciali, come l’ipersensibilità dentinale, il dolore periapicale, il dolore parodontale, il dolore sinusale, di solito è sufficiente l’applicazione di uno stimolo termico, caldo / freddo, o meccanico al dente “incriminato”, testandolo sempre in confronto ad un dente sicuramente sano dell’arcata controlaterale: in caso di pulpite reversibile si ha una esacerbazione del dolore che cessa alla sospensione dello stimolo, in caso contrario il dolore peggiora notevolmente e persiste all’allontanamento dello stimolo svelando la presenza di un danno irreversibile a carico del tessuto pulpare.

E se non fosse pulpite?

In presenza di dubbio diagnostico è sempre auspicabile un periodo di attesa e controllo dell’evoluzione del dolore pulpitico prima di procedere con terapie endocanalari. Esistono infatti casi in cui il dolore pulpare è tuttaltro che localizzabile dal paziente ma si presenta come un dolore diffuso o riflesso per irradiazione trigeminale da denti lontani dalla zona descritta come dolorante. In questi casi sia una anestesia locale sia l’evidenza di fattori causali a carico del dente sospettato possono aiutare nella ricerca e localizzazione del dente con pulpite.